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ISOLE DELLA GRECIA IONICA
 


DIARIO DI BORDO NO.4: ERIKOUSSA

Giá, Erikoussa, ovvero: siamo arrivati in Grecia!

Lorenzo probabilmente se la ricorda, ci siamo fermati qui per una notte per spezzare la tappa da Corfù a Brindisi, nell'ormai lontano 2006; lui e Baby erano anche scesi a terra col battellino, e non avevano trovato un vasto repertorio di negozi, anzi, niente!
...peró il posto era tranquillo, perfetto per una buona dormita prima di salpare.

Stavolta, operazione inversa, dopo due notti in mare a perdere il sonno, facciamo tappa per rinfrancarci prima di continuare questa nostra crociera che finalmente entra nel vivo: la Grecia!

La notte scorsa, un incontro sconcertante: navighiamo con prua verso Corfu, e ci capita di passare le luci di quello che sembra un peschereccio; all'improvviso, quello accelera ed accende due fari potentissimi che ci abbagliano!
Un'altra accelerata, e si piazza a pochi metri dietro la nostra poppa! Il tutto senza dire una sola parola: sarà una pattuglia di qualche corpo di Polizia, italiano o albanese, ma non c'é modo di capirlo o di capire cosa vogliono da noi o di sapere se dobbiamo fare qualcosa, tipo fermarsi o mettersi in comunicazione con la radio.

Alla fine, si affiancano a noi, Baby li chiama e quelli rispondono: sono della Guardia di Finanza italiana, fuori a caccia di contrabbandieri di droga o di trasporti di migranti clandestini, ma perché prendersela con una barca che si allontana dall'Italia su una lenta barca a vela, anziché con chi và verso l'Italia su un veloce gommone o motoscafo??

Finalmente salutano, una voce nel buio nascosta dietro i due fari, sgasano e se ne vanno verso altre gloriose avventure, lasciandoci un po' perplessi.
(ripensandoci più tardi, mi sono reso conto che i parabordi appesi a poppa coprivano il nome della barca, e questo può averli insospettiti; inoltre la nostra rotta era piuttosto ambigua in quanto puntava proprio sul confine tra Albania e Grecia: Corfu è in effetti di fronte alla costa Albanese, non a quella Greca).

Non si riceve la TV e Baby non sá come seguire la partita Italia-Germania di stasera! É disperata!!
(Stranamente, tutti i canali TV in Grecia sono HD, ed il nostro televisorino portatile non è predisposto).

DIARIO DI BORDO NO.5 - CORFÙ e DEKPA

Corfu dunque, ed in particolare Gouvia, col suo Marina poco a nord della capitale Iraklion (o come caspita si scrive!).

Gouvia è uno dei pochissimi marina esistenti in Grecia, 1600 posti ed è sempre affollato, così abbiamo deciso di ancorarci a poche miglia di distanza, in modo da ripartire presto ed arrivare in porto la mattina ed avere più probabilità di trovare un posto (ed anche nella speranza di limitare la sosta ad un giorno, perché il posto è costosuccio!).

Eh si perché Gouvia ha una importante caratteristica: c'è un ufficio della Capitaneria di porto, dove possiamo fare le pratiche di entrata nel Paese e sopratutto ottenere il famigerato DEKPA, cosí chiamato dalle iniziali in Greco di un "documento di transito per naviglio da diporto".

Dopo due ore di andirivieni tra i vari uffici, eccoci quí, ora Shaula4 ha il suo DEKPA col suo bravo timbro di entrata, ed il governo Greco è più ricco di 60 Euro!

 

Il DEKPA con i timbri di entrata ed uscita validi per tutta la stagione                                                      La rocca veneziana di Iraklion vista dalla città
 

Dopo una breve escursione in bus fino al centro città, completiamo la giornata facendo spesa ai due supermercati delle vicinanze, fusi dal caldo; la mattina successiva si fa acqua (a pagamento, naturalmente!) e gasolio, ora siamo più poveri di 300 Euro ma pronti a vagare per la Grecia per un po' di giorni in totale autonomia.
 

DIARIO DI BORDO NO.6 : FRITTURA DI BATTERIE...

I segni premonitori c'erano tutti già da qualche giorno, ogni volta che potevamo spegnere il motore ed andare a vela, le batterie si scaricavano molto velocemente.

Poi ieri, usciti dal marina di Gouvia ed ancorati nelle vicinanze per trascorrere la notte, la batteria non ce la faceva proprio più, bastavano tre/quattr'ore con attaccato un iPAD per scaricare tutto.

La prospettiva di continuare la crociera così, accendendo il motore ogni poche ore per istillare un minimo di carica nelle batterie decotte, non era molto invitante, e così la tragica decisione (tragica per i nostri portafogli!): rientriamo nel marina e cambiamo le batterie!

Detto, fatto, al marina sono felicissimi di rivederci, e tempo due ore abbiamo due bellissime batterie nuove, perfino un po' più potenti di quelle vecchie quando ancora funzionavano.

Resto della giornata dedicato a riposo, doccia, bucato, un altro po' di acquisti di alimentari, e domattina ci riproviamo! Possibile meta, Mongonissi, sull'isola di Paxos.

Stavolta almeno, potremo ricaricare gli iPAD!!

DIARIO DI BORDO NO.7: MOURTOS

Il mattino successivo, felici delle nostre batterie nuove belle cariche, lasciamo - per la seconda volta - il Marina di Gouvia, diretti a sud.
 

La rocca veneziana di Corfu vista dal mare


Prima di tutto, bisogna percorrersi tutta l'isola di Corfu, che dopo aver passato la cittá vecchia non è che dica un gran che, vista dal mare. Arrivati alla punta meridionale, una decisione ci attende: proseguire per l'isola di Paxos, oppure puntare leggermente più verso Est e raggiungere un ancoraggio che pare interessante sulla costa di fronte?

Vince la seconda opzione, e dunque dirigiamo verso il paesino dall'allegro nome di Mourtos, di fronte al quale si trovano tre isolette che creano tutta una serie di ancoraggi molto popolari, infatti è pieno di barche!

Troviamo comunque il nostro spazio e diamo fondo in una baietta chiusa tra le isole; Baby tenta di buttar lí un "dopo gonfiamo il battellino" ma la sua proposta viene accolta con pochissimo entusiasmo!

L'affollato ancoraggio di fronte al paesino di Mourtos

'Sta storia del battellino va chiarita: in Grecia i porti sono generalmente strapieni, ed è molto frequente di ancorarsi in una delle numerosissime baiette; il problema è che anche le baiette sono affollate, ed allora per farci stare qualche barca in più ci si ormeggia con l'ancora a prua ed una o due cime che da poppa vengono legate ad una roccia od un albero a terra. così facendo, anche se il vento gira, le barche non si muovono molto, e quindi possono ormeggiarsi più vicine le une alle altre.

PROBLEMA: come si fa a portare le cime a terra?

SOLUZIONE: un membro dell'equipaggio va a terra a nuoto oppure col battellino appositamente tenuto pronto, tenendo la cima con i denti, mentre a bordo il timoniere si ingegna a tenere la barca ferma in mezzo alle raffiche di vento comparse nel bel mezzo della manovra!

CONSEGUENZA: se non c'è un nuotatore pronto ad offrirsi volontario, occorre avere il battellino già gonfio e pronto all'uso!

Questo porta ad una catena di eventi di cui parleremo presto.

DIARIO DI BORDO NO. 8 - MONGONISSI

Mongonissi è una piccola baia all'estremitá meridionale dell'isola di Paxos, dove ci siamo fermati durante un viaggio di trasferimento di Shaula3 nell'ormai lontano 2006.

Delizioso ancoraggio, ci staranno 7 o 8 barche ancorate con cime a terra, ed altre 5/6 all'ancora al centro della baia.

Per il momento ci ancoriamo, ma stavolta non si scappa, dobbiamo gonfiare il battellino per essere pronti in futuro a portare anche noi le cime di poppa fino a terra!

Tiriamo fuori l'oggetto dal gavone del pozzetto , inutile dire che per estrarlo bisogna prima tirar fuori un milione di altri oggetti, comunque si fa, poi posizioniamo il battellino sulla prua della barca e procediamo a gonfiarlo.
Baby intanto porta a poppa un salsicciotto che fa da sedile nel gommoncino per pulirlo: manco a dirlo l'oggetto traditore le scivola di mano e cade in acqua, così lei si comporta di conseguenza, buttandosi all'inseguimento!

INCIDENTE 1: Baby tenta di affogare! Sembra impossibile, ma il raffreddore le fa un brutto scherzo in combinazione con l'impatto dell'acqua fresca, non riesce a respirare e va in panico; per fortuna dura pochi secondi, poi riprende il controllo, in qualche modo respira e lo spavento passa.

Finiamo di gonfiare il battellino e scopriamo che è senza le indispensabili cime a prua e poppa per rimorchiarlo e legarlo alla barca, per cui se ne vanno un paio d'ore per preparare queste cime, dopodiché giù in acqua (il battellino , intendo) e ci prepariamo a calare giù il motore fuoribordo con l'apposita gruetta.

INCIDENTE 2: il fuoribordo non parte!   O più esattamente, parte per alcuni secondi, poi si spegne e non c'è più verso di farlo partire, neanche il benché minimo segno di vita...

Riportiamo il fuoribordo a bordo con la solita gruetta, giá piuttosto inca***ti, e ci viene l'idea malsana: giriamoci e portiamo le cime a terra!

È necessario dire che un bel ventarello di traverso si alza proprio nel bel mezzo della manovra, manovra peraltro particolarmente lenta perché Baby, cima fra i denti e battellino in mano, ha difficoltà a trovare qualcosa a terra a cui legarsi? No vero? Lo immaginavo!

INCIDENTE 3: il battellino si riempie d'acqua. Io speravo che fosse acqua entrata nel trambusto delle manovre non proprio agili e disinvolte, ma l'evidenza suggerisce che da qualche parte l'acqua entra!

Un Gian perplesso alle prese col battellino che fa acqua!

Finisce la giornata, col battellino semi-allagato rinunciamo ad andare a mangiare a terra come avevamo previsto, e si chiude con una nota di incertezza: da dove entra l'acqua?
 

DIARIO DI BORDO NO.9 - PONTI GIREVOLI E BATTELLINI

La mattina dopo si parte presto, perchè la tappa è lunga e siamo diretti a Levkas, dove un canale taglia l'istmo che separa l'isola dalla terraferma, conducendo alla città e poi dall'altra parte dell'isola, accorciando di molto il percorso piuttosto che fare il giro attorno all'isola stessa.

Piccolo problema (e te pareva, dirà qualcuno...), l'entrata nord del canale è chiusa da un ponte girevole che dai tempi dell'impero Bizantino apre una volta ogni ora, all'ora esatta.

Noi regoliamo la nostra velocità in modo di arrivare al ponte con una decina di minuti di anticipo sull'apertura delle 16, ed intanto tiriamo su dall'acqua il battellino e lo appoggiamo in coperta a prua: subito ci accorgiamo che IL FONDO DEL GOMMONE HA COMINCIATO A SCOLLARSI dai tubolari! Brutta notizia, 'sta storia della colla che dopo qualche anno non tiene più è purtroppo ben nota, ma finché non succede, non puoi farci niente!

Intanto arriviamo all'imboccatura del canale, e potete immaginarvi la nostra sorpresa quando, distanti ancora mezzo miglio, vediamo che il ponte girevole ha aperto in anticipo, e quando arriviamo insieme ad altre due barche, ci chiude sul muso!!

Tocca aspettare fino alle 17? O hanno cambiato gli orari, per buona pace di Bisanzio?

Per fortuna un gentile velista Greco giunto nel frattempo ci avvisa che il ponte non aprirà fino alle 18 addirittura, ed allora ci andiamo ad ormeggiare in qualche maniera alla banchina mezzo diroccata per trascorrere le oltre due ore di attesa.

Il ponte girevole è fuori servizio, ed il rimpiazzo provvisorio è molto lento a manovrare, per cui gli orari di apertura sono stati cambiati!

Intanto che siamo lì a far niente, ci accorgiamo che lo sbrego sulla prua del battellino si sta' ampliando (poca sorpresa, quando la colla non regge più è normale che le giunte mollino per tutta la lunghezza). Un guaio, perché nei prossimi giorni il dinghy ci servirà, ed il nostro a questo punto è inservibile!

Il piano originale prevedeva di passare il canale e proseguire per una decina di miglia verso un'area con numerosi ancoraggi, ma a questo punto matura l'idea di fermarsi a Levkas, dove c'è un marina ben fornito, ed andare in cerca di un battellino nuovo.

Il porticciolo di Levkas
 

Per fortuna al Marina hanno posto nonostante l'ora tarda, così ci possiamo fermare ed il giorno successivo andiamo a caccia di un nuovo battellino!
Naturalmente, tocca accontentarsi di quello che il negozio ha in pronta consegna, uno è troppo piccolo, un altro troppo grande, uno troppo economico, uno troppo caro, e così via.

Alla fine optiamo per il troppo grande e troppo caro, sapendo bene che poi sarà problematico da maneggiare, ma almeno è un "gommino" (chiamarlo "gommone" sarebbe eccessivo) abbastanza serio!

Già che ci siamo, facciamo anche un po' di spesa, così avremo meno vincoli nei prossimi giorni.

Chiudiamo la serata con un giro in paese, dato che non ci eravamo mai fermati prima ma solo passati davanti; non c'è molto, giusto la banchina del porto piena di barche ed una fila ininterrotta di taverne.

Domani riprendiamo la nostra discesa verso sud ed il caldo!
Ormai, tempo qualche giorno, e sarà ora di iniziare la risalita verso nord.
 

DIARIO DI BORDO NO.10 - CALDO MAIALINO

E finalmente lasciamo Levkas e ci infiliamo nell'omonimo canale che in poche miglia ci fa arrivare al lato sud-est dell'isola.

Ben 8 miglia e mezzo di navigazione, meno di due ore nonostante il battellino nuovo a rimorchio, ed arriviamo al paese di Nidri, che si trova all'imboccatura di una rada talmente chiusa che sembra un lago.

Prima di arrivare alla rada/lago (Ormos Vlikho, per la cronaca...) si passa davanti a Nidri e, sulla riva di fronte, una insenatura ottimisticamente chiamata "Tranquil Bay" (chissà perché in inglese): è affollatina, ma con una sgomitata o due qualche barca ci sta ancora, e decidiamo di ancorarci qui.

Tranquil Bay ci dà l'occasione per inaugurare il nuovo battellino
 

L'idea non viene solo a noi, e nel corso del pomeriggio la rada si riempie all'inverosimile.

Noi lottiamo contro il caldo, l'acqua del mare è a 30 gradi (misurati!) e fare un bagnetto è piacevole anche per uno come me, che l'ultima volta che ha fatto il bagno in mare era a Gibuti, in Africa equatoriale!
 

DIARIO DI BORDO NO.11 - CONTRASTI E VESPE...

Che contrasto con ieri, ormeggio affollatissimo di fronte a Nidri, oggi ci siamo svegliati in una insenatura che abbiamo condiviso con solo un'altra barca.

Siamo ad Ormos Kapali, una delle innumerevoli baiette dell'isola di Meganisi, raggiunta dopo una estenuante navigazione di ben 4 miglia da Nidri (prima a destra, poi attorno all'isola di Skorpios - si quella di Onassis - poi prima baia a destra).

Nel corso della giornata si sono succedute molte barche "un bagnetto e via", strano perché la baia è ben riparata, l'acqua è pulita e lo spazio c'è in abbondanza. Ci sentiamo un po' soli!

Meganisi apparentemente ha una specie di record nella popolazione di vespe, che sarebbero particolarmente numerose e fastidiose; ora, si da il caso che io non ami particolarmente gli insetti, volanti o striscianti o sgambettanti che siano, ma non ho trovato le vespe di Meganisi particolarmente fastidiose: si vede che quí non conoscono le vespe di Jesolo, per esempio!

I bollettini danno brutto tempo sul tirreno, che dovrebbe arrivare qui tra domenica e lunedì prossimi, non sappiamo bene come gestire al meglio la situazione perché intorno a domenica sarebbe ora per noi di iniziare la risalita verso casa.

Stiamo pensando ad una rapida toccata e fuga verso Itaca, per poi tornare a ridossarci qui a Meganisi quando arriva il maltempo.

Bon, quí non si resta con le mani in mano, così siamo salpati da Meganisi diretti ancora più a sud, ad Itaca! (o Izaki, come la chiamano da queste parti)

L'abbiamo esplorata per bene in passato, quindi è proprio solo una tappa nostalgica, comunque abbiamo trovato un ormeggio nella stessa banchina dell'ultima volta, stasera ci concederemo una taverna (prima ed unica...) e domani cominceremo il lungo viaggio di risalita verso i freddi di Jesolo e dintorni...

Shaula4 ormeggiata alla banchina pubblica di Vahti (Itaca)                             L'affollata rada di Vahti
 

DIARIO DI BORDO NO.12 - BARBEQUE E CIME A TERRA...

Passa il tempo...

Si era rimasti all'altro ieri, quando siamo ripartiti da Itaca, pressati dalle cattive previsioni del tempo in arrivo (e noi sappiamo per passata esperienza quanto soffi il maestrale ad Itaca quando soffia!...).

In effetti facciamo le circa 20 miglia da Itaca a Meganisi con un bel ventarello da Ovest, ma quello che inquieta è il ragguardevole mare lungo, non particolarmente fastidioso per noi ma indicativo che laggiù, da qualche parte, c'è burrasca di quella cattiva. E le burrasche cattive viaggiano da ovest verso est, e quindi arriverá anche qui, prima o poi! ....come dicono i bollettini, del resto.

Bon, arriviamo a Meganisi, barca che corre col vento, anzi barche che corrono da tutte le parti, noi ci infiliamo in una rada che dovrebbe essere riparata e ci andiamo ad ancorare proprio in fondo, in mezzo alle altre barche che ci hanno preceduto.

...5 tentativi di ancoraggio più tardi ci sentiamo moderatamente soddisfatti della nostra posizione, e possiamo andare a nanna: siamo stanchissimi perchè ad Itaca il caldo ci ha impedito di dormire bene, finiamo per addormentarci senza neanche cenare.

Notte tranquilla, ma il mattino successivo partono numerose barche, tra cui quelle che si erano ormeggiate in un angolo della rada, àncora fuori e cime dalla poppa a qualche sasso o albero sulla riva: soluzione molto usata in queste baiette perchè la barca evoluisce meno al girare del vento, e qui ci colpisce il démone dei parcheggi, tentandoci a ri-provare l'ormeggio con cime a terra che già non ci aveva convinto giorni fa a Mongonissi.

Detto, fatto: Baby porta a terra le due cime, bilanciandosi in equilibrio precario sul gommoncino per passare le cime dietro ad un qualche sassone, e dopo un po' siamo "sistemati".

 

Intanto si è fatta ora di pranzo.

Tra le "tradizioni" e "nostalgie" che questa crociera si era prefissa di rinverdire, una casella era rimasta ancora da smarcare: il Barbeque a bordo!

Beh, che ci vuole:
- baietta: ok
- Grecia: ok
- scorta di wurstel e salsiccie: ok
- barbeque smontabile con bomboletta di gas: ok
- posate da barbeque (forchettone, pinzone, guanti, ecc.): orpo, dimenticati a casa! (vabbé, ci arrangiamo!)

La pappa viene fuori bene, ma le quantitá imposte dalle dimensioni delle confezioni ci "obbliga" ad una mangiata colossale che faticheremo a digerire!

...e cosí si tira sera in un dolce far niente (beh in realtà con una breve ma energica remata fino a terra a buttare la spazzatura negli appositi cassonetti (una raritá!)).

La sera la situazione è tranquilla, e ce ne andiamo a dormire con la coscienza a posto, ma durante la notte il vento aumenta, per giunta a raffiche, e dal mare entrano anche delle fastidiose ondine.

Al buio, gli scogli pochi metri dietro la nostra poppa sembrano ancora più vicini: filiamo un po' le due cime e tiriamo un po' la catena a prua (naturalmente non manca il contrattempo, una delle due cime si snoda e tocca andarla a recuperare), ma dormire in quelle condizioni poco rassicuranti è difficile! Finisce che appena fa chiaro abbastanza da vedere quel che facciamo, molliamo le due cime, recuperiamo una quindicina di metri di catena a prua e lasciamo che la barca si orienti al vento come meglio crede!

Il vento continua a girare da una parte e dall'altra, non si può definire un ancoraggio rilassante, ma fuori c'è burrasca e tocca accontentarsi!

Oggi per pranzo: falsa carbonara (niente uova, perché sono marcite, niente pancetta sostituita dallo speck, aggiunta di panna che non centra niente) tutto sommato commestibile,

Aaaah, che vitaccia!

DIARIO DI BORDO NO. 12BIS - BAIETTE E FUORIBORDO

Tre giorni bloccati su Meganisi in una baietta, una tortura orribile...

Meganisi (cioè "grossa isola") non è poi tanto grande, in realtà è molto più piccola di Levkas a cui è vicina. Un'isola dalla caratteristica forma di...beh...vediamo...boh, un malloppone centrale ed una lunga coda, è caratterizzata dal fatto che sulla "coda" si trovano molte grotte, una cosí grande che si narra fosse in passato utilizzata da un sommergibile, mentre il "malloppone" è tutto un susseguirsi di baie, baiette, baie divise in diverse baiette, e cosí via.

Noi ci eravamo già passati le altre volte, esplorando baie diverse, ed anche qualche giorno fa, prima di andare ad Itaca, avevamo passato una notte quí. Adesso, c'è la prospettiva di dover passare quí qualche giorno, per via del maltempo in arrivo sullo Jonio, e ci siamo ancorati in una baietta che avevamo già visitato anni fa con Shaula3.

Questa baia ci ha visto battere alla grande il nostro record di cambi di ancoraggio, siamo arrivati a 9 in tre giorni! Tutto perchè la baia era troppo affollata, e bastavano piccole variazioni nella direzione del vento per finire a rischio di urtare un vicino!

In fondo alla baia ci sono anche due taverne, e noi finiamo per approfittare della più scaciata delle due (era necessario dirlo?) per prenderci alcuni piatti take-away: una mangiata colossale!

Intanto che siamo in rada senza niente da fare, riproviamo il fuoribordo e...zac! Parte al primo tentativo!!

Ne deriviamo il "corollario di Baby alla Legge di Murphy per i fuoribordo" che recita: "mai, mai, assolutamente mai lasciare che sia Baby a mettere in moto qualsiasi tipo di motore fuoribordo, tanto è sicuro che quello non partirá!"
 

 

Stamane finalmente, niente vento: potremmo fermarci ancora, ma decidiamo di spostarci di poche miglia tornando a Tranquil Bay, di fronte a Nidris, dove possiamo andare in paese a fare un po' di spesa.

DIARIO DI BORDO NO.14 - NIENTE...

Nulla, niente da riferire, abbiamo passato la giornata a Baia Tranquilla, in attesa che la burrasca forza 7 che ancora soffia al largo la faccia finita!

Sembra che domani sia la volta buona, anche se ora è prevista un'ondata di caldo: vabbé, non si può avere tutto!!

Domattina contiamo di alzarci prestissimo per dirigerci al ponte di Levkas in tempo per l'apertura delle 7:30, dopodiché navigheremo verso nord-nord ovest o fino a Paxos oppure ad una insenatura sulla costa ad una distanza equivalente da Levkas; dipenderá dal vento, decideremo sul momento.

Poi non si sa, probabilmente ancora due/tre tappe risalendo Corfu e poi fino ad Erikoussa prima del grande balzo verso l'Italia, meteo permettendo!

DIARIO DI BORDO NO.15 - CANALI E PIGRIZIA

Questa crociera sta volgendo al termine, ormai è ora di risalire verso nord e di passare dall'atteggiamento "vacanza" a quello "viaggio", e lungo questo viaggio ci sono da affrontare due "canali".

Il primo, il canale di Levkas, è un vero e proprio canale navigabile, largo una trentina di metri e lungo circa 4 Km, che separa l'isola di Levkas dalla terraferma. Alla sua estremità nord il canale è chiuso da un ponte girevole che una volta apriva ad ogni ora ma al momento apre ogni 2 ore e 1/2 o giù di li.

Questo ponte finisce per essere anche un po' una barriera psicologica, perché una volta passato in direzione nord sei fuori in mare, con 30 miglia al primo ancoraggio decente e non puoi tornare indietro prima di 2 ore abbondanti perché intanto il ponte ti si è richiuso alle spalle!

L'altro giorno, l'attacco di vigliaccheria, cioè volevo dire di PIGRIZIA ci ha preso arrivando al ponte per l'apertura delle 7:30. Visto un bollettino di Kerkira Radio che dava vento contrario, abbiamo deciso di fare tappa al Marina di Levkas, che si trova lungo il canale, meno di mezzo miglio prima di arrivare al ponte.

...e cosí facciamo, passando una giornata di dolce-far-niente: doccia, un minimo di compere, una passeggiatina in città che all'andata avevamo un po' snobbata, anche se onestamente non è niente di speciale, ma del resto neanche le altre cittadine delle isole ioniche. Si conservano comunque alcune case in legno con una struttura che ci ricorda un po' la Bretagna (ricordo della lontana occupazione dei Normanni?).


 

L'indomani, nuova semi-alzataccia per andare a prendere l'apertura del ponte delle 7:30, poi rotta a Nord-NordOvest; il vento prima è a favore e possiamo metter vela, poi ci gira contro ma molto leggero e si smotora.

Arriviamo alla rada di Mongonissi, sull'isola di Paxos, dove ci tocca per forza ormeggiarci con le cime a terra perché non c'è spazio per fare altrimenti.


 

Subito ci viene un altro attacco di vigliaccheria, cioè pardon di PIGRIZIA, e decidiamo di fermarci un giorno per concederci un pranzo a terra in ricordo dei vecchi tempi!

Ci concediamo un pranzo a terra, prima che il ristorante sia occupato da una festa di matrimonio
 

Domattina (presto?) si riparte, stavolta diretti verso la costa Ovest di Corfu; forse ci fermeremo dalle parti di Palayokastritza, forse non sarà possibile causa vento, nel qual caso proseguiremo per l'isola di Erikoussa, da dove spiccheremo il balzo attraverso il secondo "canale" di questa storia, il CANALE D'OTRANTO, cioè il tratto di mare tra la punta meridionale della Puglia e, di fronte, l'Albania.

Spesso è burrascoso, anche se con noi finora è stato accomodante, speriamo non si smentisca!

DIARIO DI BORDO NO.16 - MONASTERI, RAFFICHE E RISACCA...

Ieri come pianificato siamo partiti al mattino presto diretti verso la costa ovest di Corfu, col possibile obiettivo dell'isola di Erikoussa, ma se fattibile con una tappa a...aspetta un momento...prendi fiato...Palayokastritza!    Ecco, ce l'ho fatta!

Un po' di storia: noi abbiamo scoperto questo posto andando in macchina al monastero di Ayos Spiridonis (san Spiridione è il patrono di Corfu). Dalla strada, alta sulla collina, si vedevano queste 3 o 4 baie, un bello scenario; ci eravamo dunque detti che sarebbe stato bello tornarci in barca.

Un altro po' di storia: il nome Palayokastritsa deriva dalla leggenda secondo cui quí c'era il palazzo di Alcinoo, il re dei Feaci che fece accompagnare Ulisse ad Itaca dove poi lui fece il casino che sappiamo. Uno scoglio quí davanti sarebbe la nave che, al ritorno, fu trasformata in pietra dal dio di turno (Nettuno, se ricordo bene) incavolato perchè lui aveva invece scommesso sulla sconfitta di Ulisse.

Vabbé, monasteri o divinitá, quando stiamo per arrivare si alza un forte vento contrario che ci toglie ogni dubbio, tocca andare di corsa dentro una delle baie: ci sono già due barche all'ancora, cosí puntiamo verso di loro e buttiamo l'ancora!

All'inizio, sembra di aver trovato la pace, ma poi cominciano i dolori: il mare mosso che c'è al largo entra nella baia e ci fa rollare, ed ogni tanto dalle colline viene giù una raffica di vento fortissimo che ci fa temere per la nostra ancora!

...e la sera, contrariamente al solito, non si calma, anzi le raffiche continuano fortissime fino al mattino, quando qualcuno lassù si accorge di avere lasciato l'interruttore "raffiche" su "acceso" e lo spegne, lasciandoci in una pace irreale.


 

Via di corsa! Prima che l'addetto all'interruttore ci ripensi, partiamo a schizzo e ci mangiamo la quindicina di miglia che ci separano dall'isola di Erikoussa, il nostro trampolino di lancio verso l'Italia!

Ora siamo all'ancora, c'è un po' di vento ed un po' di risacca, speriamo in bene...

DIARIO DI BORDO NO.17 - MELTEMI?

Dunque, mettiamo un po' d'ordine: d'estate, diciamo da Luglio a Settembre, sul Mare Egeo soffia un vento chiamato Meltemi, che praticamente è la estremità ovest del Monsone che soffia un po' più in la, sul Golfo Persico.

Un po' particolare questo vento: soffia sempre da nord, massimo massimo da nord-ovest, e di solito si alza intorno a mezzogiorno, aumenta di forza tutto il pomeriggio e verso sera si calma, ma a volte continua fino ad un po' più tardi.

Bello per chi stà navigando verso sud, col vento a favore, un po' meno bello per chi naviga verso nord e si ritrova un vento forte bello sul muso!

Per giunta, una volta arrivati in un porto od in una rada, che di solito sono sul lato sottovento delle isole, mica è detto che si trovi riparo: molte isole greche, alte e ripide, hanno in serbo uno scherzetto, detto "vento catabatico": in pratica, il vento che arrivando da nord si trova costretto a salire su per i picchi delle isole, poi scende giù a raffiche furibonde dal lato che dovrebbe essere al riparo! Tutto questo, per la gioia di chi è ancorato lí sotto sperando in una notte tranquilla!...

Due rimedi a questa situazione:

1) non andare in Grecia tra Luglio e Settembre

2) se sei nell'Egeo e devi andare a nord, alzati all'alba e corri a nord a motore facendo in modo di arrivare a destinazione per mezzogiorno, prima che si svegli il Meltemi.

Mare EGEO dicevamo: questa faccenda non dovrebbe riguardare le isole greche che si trovano nel Mar Ionio, ma allora qualcuno mi deve spiegare com'è che anche qui abbiamo la stessa situazione, con vento da nord che si alza nel pomeriggio e cessa la sera, raffiche forti giù dalle colline e tutto il resto del menù!...


 

Vabbè, qui siamo in un ancoraggio senza colline alte, è quasi il tramonto ed il Meltemi che non è un Meltemi si stá calmando, è ora di cena e gli equipaggi intorno a noi si stanno rilassando!

Continua la lettura...

     

Webmaster: Gianfranco Balducci - email: gfbalduc@tin.it

Last Update: 07/09/2017

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